L’iniziativa rientra nel percorso e viaggio didattico presso i campi di concentramento nazisti, formalmente approvato dall’USR Abruzzo con la nota autorizzativa prot. n. 0000060 dell’11.03.2026, relativa alla “Selezione delle quattro scuole superiori USR Abruzzo Viaggio nella memoria”.
Il viaggio costituisce un momento cardine dell’attività didattica e formativa dell’Istituto.
20/05/2026 – Memoria e Storia
Visita guidata del quartiere Ebraico di Cracovia
Visita guidata al Museo Fabbrica di Oskar Schindler
Visita guidata dell’ex ghetto ebraico di Cracovia
Laboratorio didattico a cura di Deina
21/05/2026– Memoriale di Auschwitz-Birkenau
22/05/2026 – Laboratori
Laboratorio didattico a cura di Deina
Laboratorio: Cracovia leggiti forte, la memoria in cammino… da Pescara a Cracovia, Leggiti Forte
VIDEO: Helga Weiss, internata a Terezìn a 13 anni. Tratto da H. Weiss, Il diario di Helga. La testimonianza di una ragazza nei campi di Terezin e Auschwitz, Einaudi, 2013
AUSCHWITZ: Primo Levi era stato arrestato il 13 dicembre del 1943, dalla Milizia fascista, come partigiano; ma poiché aveva dichiarato di essere “cittadino italiano di razza ebraica”, fu inviato nel campo di smistamento vicino a Carpi, in cui arrivò alla fine di gennaio. Fossoli, il 21 febbraio 1944, i condannati, stanno per partire. Ma su tutti, persino su coloro che pregano, si staglia il profilo delle donne, lucide fino all’ultimo e tutte prese dalla propria responsabilità di madri, che non permette loro di pensare a se stesse, ma solo ai bambini.
Primo Levi: Se questo è un uomo – Ottobre 1944 – cap.13
Inevitabilmente nel Lager un altro inverno è arrivato e Levi sa bene cosa significa perché ne ha già vissuto uno. Molti non riusciranno a superarlo e quelli che ce la faranno soffriranno ogni giorno, ogni minuto, faticando nel vento e nel gelo con un abbigliamento inadeguato, deboli e affamati.
Anniek Cojean, in “Les mémoires de la Shoah”, pubblicato in Le Monde del 29 aprile 1995, racconta che un preside di liceo americano aveva l’abitudine di scrivere, ad ogni inizio di anno scolastico, una lettera ai suoi insegnanti. Si tratta di un testo che mi ha colpito molto, perché sottolinea l’importanza di un’educazione che renda più umani. Mai come oggi abbiamo bisogno di recuperare il valore del tempo, unico custode della memoria.
«Caro Professore, sono un sopravvissuto di un campo di concentramento. I miei occhi hanno visto ciò che nessun essere umano dovrebbe mai vedere: camere a gas costruite da ingegneri istruiti; bambini uccisi con veleno da medici ben formati; lattanti uccisi da infermiere provette; donne e bambini uccisi e bruciati da diplomati di scuole superiori e università. Diffido – quindi – dall’educazione. La mia richiesta è: aiutate i vostri allievi a diventare esseri umani. I vostri sforzi non devono mai produrre dei mostri educati, degli psicopatici qualificati, degli Eichmann istruiti. La lettura, la scrittura, l’aritmetica non sono importanti se non servono a rendere i nostri figli più umani».
Jan Karski era un corriere clandestino del governo polacco in esilio. Jan portò le prove dell’omicidio di massa degli ebrei europei agli Alleati occidentali. Karski denunciò le atrocità naziste nel ghetto di Varsavia e la deportazione degli ebrei nei centri di sterminio.
CRACOVIA – ZYGMUNT BAUMAN – Modernità e Olocausto, Il Mulino, ed. 2010
Per Bauman l’olocausto è stato un prodotto della modernità, e non una devianza da essa: la Germania, afferma Bauman, fece quello che fece proprio a causa di ciò che condivide con noi, e non di ciò che la differenzia. Quali sono i tratti che tutti abbiamo condiviso in quanto “europei moderni e nazionalisti”? Molti; per esempio, il sistema della produzione efficiente alla base della fabbrica modello; il potere della burocrazia; la scansione delle operazioni in fasi precise, stabilite dalle rigide gerarchie di comando, che agevolano la possibilità per i singoli esecutori di negare le responsabilità. Quindi, conclude Bauman, l’olocausto non è un fallimento della modernità, ma un suo prodotto.

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